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Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola

Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola

Ciao Godi-lettore.Oggi continuiamo il viaggio nel mondo dei formaggi. Ti daremo qualche dritta sul come sorprendere i commensali con il formaggio a tavola. Se dopo aver letto questo articolo vuoi porci delle domande, non esitare a scrivere una email. Scrivici su info@goditalia.net.  Se invece sei un’azienda e desideri un’intervista o una video intervista, contattaci
Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola

Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola nella sua purezza.

Per sorprendere i commensali con il formaggio a tavola bisogna vivere l’armonia. Quindi permettere al commensale di apprezzare le qualità organolettiche del formaggio che proponi.Secondo noi l’armonia è gustare il formaggio nella sua purezza. Anche le quantità sono importanti. Spesso ci viene chiesto quanto prodotto servire. Noi consigliamo di non proporre troppi formaggi. Sei sono più che sufficienti. Per le quantità normalmente ci regoliamo sui 30g al pezzetto. Moltiplicato per sei diventa una quantità che dovrebbe soddisfare a pieno il commensale.

Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola grazie alla proposta.

Il primo senso che deve essere coccolato è la vista. Un aspetto importante per sorprendere i commensali con il formaggio a tavola.Quindi risulta necessario scegliere dove porre i formaggi. Una soluzione è il vassoio di ceramica. Se bianco permetterà di apprezzare le decorazioni che avrai apposto. Con i formaggi più chiari l’effetto è piacevole.Un’ulteriore possibilità è l’intramontabile tagliere di legno. Sicuramente offre un approccio naturale con il prodotto grazie al fascino del legno. Tuttavia vi possono essere diverse possibilità a cui approdare. La cosa importante è rendere il formaggio protagonista della tavola.

I primi dettagli per sorprendere i commensali con il formaggio a tavola.

La disposizione è importante per sorprendere i commensali con il formaggio a tavola. Vediamo i primi dettagli per servire i formaggi. Per prima cosa dobbiamo posizionare il formaggio più delicato. Normalmente è preferibile posizionarlo alle ore sei del piatto verso il commensale.A questo punto procedi in senso orario posizionando i formaggi più saporiti. Una disposizione progressiva a seconda dell’intensità.Questa scelta nasce per privilegiare l’approccio del commensale con ogni formaggio. Il sapore di un prodotto forte copre quasi completamente il sapore di uno delicato.Un ulteriore dettaglio è non usare lo stesso coltello per tagliare formaggi diversi. Se devi tagliare un formaggio molle e uno duro è bene usare due coltelli distinti. Il motivo è di non modificare il gusto del secondo formaggio.Curare l’integrità del sapore del formaggio è importante.

Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola con l’accuratezza.

Vediamo ora come deve essere proposto il formaggio.Quando tagli la fettina di formaggio privilegia la forma triangolare. Nell’apporre il primo pezzetto di formaggio nel piatto a ore sei, tieni conto di un dettaglio. Rivolgi la punta verso l’ospite. Procedendo in senso orario riponi nuovi triangoli di formaggio. I dettagli sono importanti per sorprendere i commensali con il formaggio a tavola. Ricorda che la punta sia verso l’esterno del piatto.Abbi cura che ogni commensale abbiano la stessa quantità di formaggio. Ovviamente senza impazzire. Le piccole differenze sono tollerate senza problemi.

Gli arricchimenti per sorprendere i commensali con il formaggio a tavola.

Dalla scelta di formaggi che vuoi offrire potresti ideare degli arricchimenti. Ad esempio la scelta di una composta. Si può abbinare anche il miele o la marmellata. Queste soluzioni si sposano bene perché il formaggio è un alimento con pochi zuccheri. Ti consigliamo di apporre la tua scelta al centro del piatto di portata. Se invece vuoi offrire più possibilità, usa una piccola ciotola per  proposta. Ma vediamo come arricchire il piatto ulteriormente. Risulta piacevole servire della frutta secca con i formaggi stagionati. Ad esempio noci, datteri, fichi secchi, pistacchi o castagne. Per i formaggi morbidi invece si consiglia la combinazione con la frutta. Ad esempio qualche chicco di uva, la mela o la pera. Naturalmente non dimenticare il pane vicino al piatto di portata. Se casareccio ancora meglio.

Sorprendere i commensali con il formaggio a tavola con Goditalia.

Anche per oggi il viaggio verso la conoscenza dei formaggi termina qui.Come sempre se hai delle domande e vuoi saperne di più non esitare a scrivere una email. Se non vuoi perdere i nostri post iscriviti subito alla nostra Newsletter. Se invece hai qualche opinione in merito al post lascia un commento. Ti aspettiamo al prossimo post per viaggiare con noi sulle ali del gusto.

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Scoprire il formaggio conoscendo il latte

scoprire il formaggio conoscendo il latte

scoprire il formaggio conoscendo il latte

Scoprire il formaggio conoscendo il latte? Sembra uno scherzo, infatti, che il latte sia la base per la produzione del formaggio è risaputo da tutti. Non tutti però sanno quale sia la sua storia. Per iniziare a scoprire il formaggio conoscendo il latte è utile inquadrare la dicitura. Infatti la dicitura latte è riservata al latte di vacca. Quando un formaggio è realizzato con il latte di un altro animale, deve essere indicato.

Scoprire il formaggio conoscendo il latte e come nasce

Si tratta del secreto della ghiandola mammaria di una femmina da latte. L’animale deve essere mantenuto in condizioni ideali per l’allevamento e alimentato correttamente. Gli allevatori più scrupolosi chiamano un professionista specializzato per avere la dieta ideale. La ghiandola è articolata in quarti o quartieri. Nella vacca ve ne sono quattro, mentre nella pecora e capra ve ne sono due. Vi è una fitta rete di capillari che apportano la quantità di sangue utile a sintetizzare il prodotto. Il sangue porta le sostanze utili come le proteine, i grassi, ecc. per coadiuvare il processo. La mammella del bovino filtra dai 400 ai 500 litri di sangue per ottenere un litro di latte. Sono dati relativi a bovini in buone condizioni alimentari e di salute. Sarà poi un complesso meccanismo ormonale a regolare la produzione del latte. Informazioni importante per scoprire il formaggio conoscendo il latte di provenienza.

Scoprire il formaggio conoscendo il latte e la sua conservazione

Requisito fondamentale per garantire il consumatore è l’igiene. Indispensabile nelle fasi di produzione, conservazione e lavorazione. Per scoprire il formaggio conoscendo il latte dobbiamo sapere se è stato conservato correttamente. L’Unione Europea ha curato attentamente le norme per la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti. L’obiettivo è la sicurezza del consumatore grazie ad un formaggio privo di sostanze nocive. È un prodotto molto deperibile e richiede una conversazione attenta.  Il prodotto rilascia residui di grasso e proteine che possono alterarsi velocemente. Il lavaggio di contenitori e attrezzature deve essere tempestive e frequenti. Solo con la cura della materia prima è possibile ottenere un formaggio di alta qualità.

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Descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio.

Descrittori finali nell'analisi sensoriale del formaggio

Ciao godi-lettore. Continua il viaggio verso la scoperta dell’assaggio del formaggio. Oggi parleremo dei descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio.Prima di iniziare ti ricordo che per qualsiasi chiarimento non esitare a contattarci.Se sei un’azienda che vuole far conoscere i suoi prodotti, prenota un’intervista.
Descrittori finali nell'analisi sensoriale del formaggio

La texture tra i descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio.

Il primo indicatore descrittivo che poniamo in esame è la texture.Questo indicatore si riferisce alla consistenza del formaggio. Lo si valuta in bocca ed esprime la resistenza del formaggio durante la masticazione.Tuttavia per completare il giudizio è necessario che vi sia un’osservazione visiva e tattile. Il formaggio viene osservato attentamente e compresso tra le dita o con una posata.Tra i descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio, la texture è una conferma.Infatti risulta essere una riprova delle analisi effettuate fino ad ora. Una conferma degli aspetti organolettici rilevati durante l’assaggio.Inoltre è la verifica delle sensazioni rilevate a livello visivo, in bocca e al tatto.

La palatabilità tra i descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio.

Tra i descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio troviamo la palatabilità.Indica l’insieme delle percezioni tattili provate in bocca. Un esame importante che valuta:

  • la forza necessaria alla masticazione del prodotto;
  • la disponibilità del prodotto ad aderire al palato, sulla lingua e in ogni zona del cavo orale.

Tuttavia ricorda che l’aspetto adesivo mal si concilia con la masticabilità.Più il formaggio resta adesso ai denti o al palato più cala la valutazione.A volte è delicato al tatto della lingua e si stende con facilità.In aggiunta durante l’assaggio reagisce bene alla masticazione e alla saliva. Quindi è dominato dalla volontà dell’assaggiatore.Tuttavia non perde di tono e il grado di consistenza.In questo caso la valutazione della palatabilità si rivaluta.Talvolta la concentrazione grassa della pasta coadiuva la palatabilità.Se la pasta fosse molle si presta per sua natura alla solubilità.

Il terzo tra i descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio è la suadenza.

Tra i descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio vi è la suadenza. In questo caso viene misurata la piacevolezza che offre il formaggio.Con la suadenza si valuta il vigore, l’estensione aromatica e gustativa. Il tutto viene posto sotto il profilo qualitativo associato alla robustezza della pasta.Quindi la suadenza misura:

  • l’apprezzabilità della composizione e dell’aroma;
  • la completezza e il piacere che offre il gusto;
  • il piacere che offre il prodotto in bocca, nella sua persuasione e persistenza.

Descrittori finali nell’analisi sensoriale del formaggio e Goditalia.

Come sempre se hai delle domande e vuoi saperne di più non esitare a inviare una Email. Risponderemo alle tue domande sui descrittori finali dell’analisi sensoriale del formaggio.Se invece vuoi essere sempre aggiornato sulle novità iscriviti alla nostra Newsletter.Come sempre l’esperienza e l’esercizio sono fondamentali. Quindi se vuoi metterti alla prova non perdere gli articoli di godi-Paolo. Leggi i suoi post e mettiti alla prova ad esempio con i prodotti tipici calabresi.

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Quando l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio?

assaggiatore mangia la crosta del formaggio

Ciao godi-lettore. Oggi continuiamo a parlare di analisi sensoriale del formaggio. In particolar modo risponderemo alla domanda: quando l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio? Prima di iniziare ti ricordo che per qualsiasi chiarimento non esitare a contattaci.Se invece sei un’azienda che vuole far conoscere i suoi prodotti prenota un’intervista.
assaggiatore mangia la crosta del formaggio

L’assaggiatore mangia la crosta del formaggio per motivi gusto-olfattivi.

Nel percorso dell’analisi sensoriale, la degustazione inizia dalla parte centrale del formaggio. Quindi si procede andando verso l’esterno. Un percorso che porta alla sottocrosta e alla crosta se è possibile.Un procedere necessario in cui l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio. Il motivo è determinato dal percorso gusto-olfattivo che accresce. Infatti nella sottocrosta e nella crosta risiedono aromi e sapori particolari. Si tratta del risultato dei processi ossidativi che in quelle aree sono più repentini.Un ulteriore aspetto risiede nelle forme salate in superficie. Infatti si rileva una maggiore sapidità all’assaggio.

Gli aspetti rilevati quando l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio.

L‘assaggio della crosta offre un profilo sensoriale più impegnativo e determinato. In tanti casi su formaggi a crosta dura ci sono tracce di lipolisi cioè demolizione dei grassi. La proteolisi è su formaggi a pasta molle con crosta lavata o fiorita. Per proteolisi si intende la demolizione delle proteine. Tuttavia le sensazioni derivanti dalla crosta sono lo specchio della forma. Uno specchio dal profilo organolettico di un prodotto a stagionatura avanzata. Il tutto viene inteso con una visione più ampia dell’analisi.In molti casi quando l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio percepisce odori particolari. Si tratta di odori di muffe e di cantina. Il tutto unito da possibili odori di animale e biologici.A livello olfattivo può avere un impatto importante. Risultano però apprezzabili anche se a volte molto decisi.

Non sempre l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio. Vediamo quando.

Non sempre l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio. Se la crosta ha un odore pungente, un sentore di ammoniaca o sapone la crosta non si mangia.Un altro caso in cui la crosta non si mangia è quando risulta vaiolata. Quindi se presenta muffe nerastre o verdi, oppure se è troppo umida. Un ulteriore caso è quando la crosta è umida e sabbiosa.In taluni casi basta raschiare con attenzione la crosta. Si tratta di formaggi con crosta cappata, ossia ricoperta da un film protettivo. Talvolta anche ricoperto con altre soluzioni.Un’accortezza da tenere presente è per i formaggi a crosta morbida.Si tratta di una crosta assorbente che non dovrebbe essere presa con le mani.Risulta importante che questi prodotti siano protetti con carta alimentare o altre soluzioni. Quindi contenitori di legno o realizzati con il cartone.

L’assaggiatore mangia la crosta del formaggio ma non in questi casi.

Un altro caso in cui non si mangia la crosta del formaggio è per motivi igienici. L’assaggiatore mangia la crosta del formaggio solo se è sicuro del prodotto. Quindi se l’ambito produttivo e commerciale offrono tranquillità a livello igienico.Il modo migliore per distinguere una crosta sana da una difettosa sono i nostri sensi. Quindi il naso e la vista dell’assaggiatore. Tuttavia l’esperienza risulta fondamentale anche in questo tipo di analisi.

Quando l’assaggiatore mangia la crosta del formaggio?
Scopri di più.

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