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Frode del vino: agromafie + zucchero aggiunto = il falso made in Italy

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Siamo stati tutti colpiti da notizie devastanti sul falso made in Italy in questo periodo. La frode del vino con lo zucchero aggiunto ha schifato la maggioranza degli italiani ma una piccolissima minoranza se la ride sotto i baffi: le agromafie!

Cosa sono le agromafie?

Con il termine agromafia si intende tutte quelle attività  illecite compiute dalla criminalità  organizzata che coinvolgono le filiere alimentari, la grande distribuzione, la ristorazione. Stiamo parlando di un business che ogni anno aumenta del 60%.

I settori più “apprezzati” da questi delinquenti sono la frode del vino 75%, la carne 101% (prossimamente uscirà  un articolo su prosciuttopoli, 🙂 ndr.) conserve, prodotti ortofrutticoli, olio e chi ne ha più ne metta!

Le agromafie investono la maggior parte dei loro loschi affari sull’agricoltura e l’alimentare in genere; del resto hanno ben capito che in tempo di crisi quello che non si può fare a meno è il cibo, no? In più, possono delinquere alla luce del sole con delle attività  dalla parvenza onesta; come un cancro silente, condizionano la nostra quotidianità  sia nell’economia che nella salute.

Eh sà¬, cari lettori, nella salute! 

Un vino falso provoca già  dopo pochi bicchieri mal di testa, “grazie” alle porcherie che le agromafie diligentemente inseriscono!

La frode del vino e lo zucchero aggiunto

Di tutte le truffe che potremmo parlare, le più comuni sono quelle dove viene in aiuto la burocrazia! 

Lo zucchero aggiunto per aumentare il grado alcolico del vino è normato e permesso nelle zone dell’Europa del nord, compresa la Francia, per dare un po’ di calore a quei vini che deficitano del sole del mediterraneo. In Spagna, Grecia, Portogallo e in Italia questo è assolutamente fuori legge! 

Cosଠda una parte troviamo interi Paesi che, alla facciaccia nostra, ricorrono all’aggiunta di zucchero squilibrando i costi di produzione e creando una concorrenza sleale; dall’altra, come sappiamo dalla cronaca recente, le agromafie ne approfittano vendendo lo zucchero a imprenditori vinicoli italiani senza scrupoli. Tutto questo a scapito di noi consumatori.

Infatti, finchà© l’Europa non troverà  un accordo per scrivere in etichetta come è stato prodotto il vino in commercio e  le leggi italiane non si evolveranno sia con nuove regole, sia con sanzioni più aspre contro le attività  illecite delle agromafie, noi consumatori resteremo privati dalla capacità  di poter distinguere un vino fatto di uva da un vino con lo zucchero aggiunto. Certo, abbiamo strumenti come l’analisi sensoriale che ci vengono in aiuto, ma chi non è del mestiere come si salva?

Provate poi a pensare che cosa succederà  quando l’Europa sottoscriverà  accordi di scambio con Paesi come la California, il Sud Africa, la Nuova Zelanda che aggiungono acqua al mosto  per abbassare la gradazione … un bel minestrone non trovate?

Visto che fra qualche settimana sarà  il 19 Luglio (data dell’anniversario della morte di un eroe italiano che ha dato la vita nella lotta contro le mafie) , chiudo l’articolo con queste parole: 

«La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà  che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità  e quindi della complicità  »
Paolo Borsellino




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