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L’aspetto del vino: limpidezza, colore, fluidità, perlage e vivacità

L'aspetto del vino

L'aspetto del vino

Godi giorno! Con questo articolo vediamo di fare un ripasso breve di tutti gli argomenti che abbiamo visto finora sulla degustazione del vino. In questo periodo abbiamo compreso come fare una valutazione sull’aspetto del vino con l’uso della vista.

L’aspetto del vino: la limpidezza

La limpidezza ci aiuta a comprendere lo stato in salute del vino. Ricordiamo che per valutare la limpidezza del vino s’interpone tra la luce e il bicchiere la mano e in caso di buona limpidezza i contorni devono risultare nitidi.

L’aspetto del vino: il colore

Per quanto riguarda il colore del vino osserviamo la tonalità, l’intensità e la vivacità. Abbiamo una serie di tonalità sia per i vini rossi che ricordiamo vanno dal rosso rubino per i vini giovani e rosso aranciato per i vini vecchi; abbiamo tonalità per i vini rosati dal grigio al chiaretto; e per finire tonalità dei vini bianchi: dal bianco carta al giallo ambra per vini passiti.

L’aspetto del vino: la fluidità

Con la fluidità del vino avevamo visto che l’aspetto visivo lo si capiva dagli archetti che si formano agitando il bicchiere; archetti stretti vogliono dire vino carico di alcol e invecchiato, archetti larghi per i vini giovani non molto alcolici.

L’aspetto del vino: l’effervescenza

Le bollicine del vino avevamo visto che possono essere naturali o artificiali. Abbiamo parlato del perlage valutando così la grana delle bollicine, il loro numero e la loro persistenza.

L’aspetto del vino: la vivacità

Eccoci arrivati alla fine, ultimo fattore da considerare nell’aspetto del vino è la vivacità che è strettamente legata alla quantità e qualità della sostanza colorante e dall’acidità totale. La vivacità del vino è un pregio per i vini giovani mai per i vecchi. Troviamo:

  • molto vivace

  • vivace

  • atono

  • smorto

  • opaco

La vivacità di colore per esempio fornisce indicazioni sul tenore acido mentre la tonalità rispecchia l’età del vino.

E con questo chiudiamo il capitolo sull’aspetto del vino. Se avete domande inviateci una mail e se volete una bella intervista… ehm … pure!

Godi degustazione!

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Il perlage: la persistenza e la grana delle bollicine

effervescenza del vino

effervescenza del vino

Godi giorno! Finiamo l’articolo della volta scorsa sull’effervescenza del vino, vediamo insieme cos’è il perlage, come si analizza e come classificare un vino in base alle bollicine.

L’aspetto della spuma o perlage

Il perlage lo chiamiamo così perché tradotto in italiano dovremmo chiamarlo “fontanella” è la coroncina di bollicine di gas carbonico che prende origine dal fondo del bicchiere e risale in superficie in modo continuo, svanendo.

Lo troviamo spesso nei vini spumanti e se ne valuta il numero delle bollicine, la durata e la finezza.

Prima di immergerci nella valutazione del perlage chiariamo subito che la qualità è:

  • tanto migliore quanto più sono piccole le bollicine;

  • la durata, più tempo passa meglio è durante il perlage;

  • una elevata quantità di bollicine

Piccole avvertenze per la corretta valutazione del perlage

Prima di procedere alla valutazione bisogna tenere presenti degli accorgimenti che possono influire su un errata valutazione:

  • attendiamo due tre minuti non toccando il bicchiere con le mani, infatti la temperatura influisce sulla grana delle bollicine;

  • assicurarsi che il bicchiere non si a umido infatti non avverrebbe la formazione di bollicine;

  • usare un buon flute il bicchiere allungato da spumante, è il miglior modo che abbiamo per valutare con correttezza il perlage

La grana, il numero e la persistenza delle bollicine

Ora vediamo di comprendere la grana delle bollicine, il loro diametro. Quando parliamo della grana delle bollicine intendiamo la grandezza delle bollicine e possiamo trovarne:

  • molto fine

  • fine, ancora accettabile per i grandi spumanti

  • media

  • piuttosto grossa

  • grossolana

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il numero delle bollicine che sono in stretta relazione con la composizione del vino. L’ anidride carbonica è legata alle proteine del vino perciò tanto più c’è presenza di colloidi proteici tanto più sarà il numero delle bollicine. Il numero delle bollicine va dal “molto numerose” alle “molto scarse”.

La persistenza del perlage ha un range di azione che va da molto persistente fino a evanescente (quando lo spumante è troppo vecchio per esempio).

Vi ricordo infine che in base all’effervescenza, cioè lo sviluppo di anidride carbonica sotto forma di bollicine, un vino può essere:

  • tranquillo con assenza di bollicine

  • perlato caratteristica di quei vini giovani o di quelli a lenta fermentazione

  • effervescente

  • frizzante

  • spumante

E con questo mi pare di aver detto tutto la prossima volta facciamo un piccolo ripasso per poi partire con l’uso dell’olfatto.

Godi degustazione!

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L’effervescenza del vino: anidride carbonica e schiuma

effervescenza del vino

effervescenza del vino

Godi giorno! Proseguiamo la nostra analisi sensoriale sul vino scoprendo l’aspetto dell’effervescenza del vino. In questo articolo vedremo di comprendere come e cosa valutare della schiuma che si forma in vini frizzanti, parleremo dell’anidride carbonica naturale e artificiale.

L’effervescenza del vino

L’effervescenza è dovuta allo sviluppo dell’anidride carbonica contenuta nel vino sotto forma di bollicine. È importante valutare che non solo è rilevabile visivamente ma anche a livello tattile in quanto ha un effetto pungente, un pizzicore che si sente per il sapore leggermente acidulo della anidride carbonica.

La presenza di questo gas se in minime dosi (0,5g/l) dà una sensazione di freschezza, via via che le dosi aumentano si sente il pizzicore fino al pungente.

L’anidride carbonica naturale o artificiale?

L’anidride carbonica nel vino può essere:

Valutiamo l’effervescenza del vino

Per prima cosa, quando ci accingiamo a questa analisi sull’effervescenza del vino, dobbiamo tenere presente se si tratta di un vino tranquillo, di un vino frizzante o di uno spumante.

Generalmente è buona cosa che l’anidride carbonica sia più abbondante nei vini bianchi e rosati in quanto conferisce una piacevole freschezza.

Per prima cosa valutiamo il tempo che ci mette la schiuma a scomparire:

  • una schiuma evanescente scompare rapidamente, la troviamo nei vini alcolici e sani;

  • una schiuma persistente è una caratteristica che ci fa capire che il vino è poco alcolico, facilmente giovane o malati. Attenzione alla temperatura perché se il vino è servito molto freddo la schiuma sarà persistente.

  • Una malattia tipica del vino è il “girato”: la si nota in quanto si forma una corona di bollicine alle pareti del bicchiere.

E per oggi ci fermiamo qui la prossima volta vedremo di parlare del perlage e di come valutare la grana delle bollicine del vino.

Godi degustazione!

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Gli archetti del vino cosa sono e cosa ci dicono

archetti del vino

archetti del vino

Godi ritrovati! Oggi proseguiamo il nostro esame sulla viscosità e fluidità del vino. Oggi parliamo degli archetti del vino che si formano quando agitiamo il bicchiere. Vi ricordo che sulla nostra pagina di Twitter trovate un glossario sui termini “tecnici” del vino e una fornita cantina dei vini che io e il godi Fabrizio degustiamo nei tempi liberi.

Godi lettura!

Gli archetti del vino

Secondo esame: osserviamo gli archetti

Ora ruotiamo il bicchiere facendo roteare il vino al suo interno. Questo metodo oltre a sprigionare profumi che andremo a conoscere meglio più avanti, ci aiuta a comprendere la glicerina all’interno del vino. Infatti si formeranno sulla parete alta del bicchiere degli archetti, un orlo più o meno denso, incolore che sembra sciroppo.

Come mai si formano gli archetti?

 

  • Come abbiamo visto nel precedente articolo, gli archetti si formano per la viscosità dovuto dalla glicerina, alcol e zuccheri residui. L’ampiezza e la persistenza degli archetti sono perciò in rapporto con la gradazione alcolica e la glicerina.

  • Altro fenomeno è dovuto dalla tensione superficiale, essendo l’alcol più volatile dell’acqua si forma sulla superficie del vino uno strato di liquido che ha una tensione superficiale molto elevata. Quando ruotiamo il vino questo strato si “incolla” sulle pareti del bicchiere ricadendo in gocce e formando i famosi archetti.

Cosa ci dicono gli archetti del vino?

Quando farete le vostre prove potrete osservare archetti più stretti, pronuncianti e archetti più ampi.

Ad esempio archetti ampi sono indice di vini giovani non molto alcolici, mentre molti archetti stretti ci fanno intuire che siamo in presenza di un vino alcolico e invecchiato.

La viscosità ci regala la possibilità di comprendere la struttura del vino.

E ora un po’ di termini tecnici da usare …

Vediamo ora dei termini tecnici da usare quando ci soffermiamo a valutare la viscosità e fluidità di un vino per mezzo della vista degli archetti e non solo:

  • Per la fluidità possiamo dire che un vino è:

    • acquoso

    • liquido

    • scorrevole

    • fluido

  • Per la viscosità possiamo dire che un vino è:

    • denso

    • consistente

    • sciropposo

    • untuoso

    • glicerinato

    • oleoso

    • viscoso

    • filante

E con questo abbiamo finito l’aspetto della viscosità. Fate le vostre prove e degustatevi il vostro vinello, la prossima volta vedremo le bollicine del vino!

Godi degustazione!